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isolamento
termico ed inerzia termica
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Lorenzo Bari
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Come già anticipato nel precedente articolo di questo
numero di Newsletter CR Soft, il crescente fabbisogno di energia è un
problema che sta riscuotendo sempre maggior interesse in ogni settore della
società moderna. Riprendendo le considerazioni espresse nel libro bianco
redatto da Finco ed Enea sull’aumento del consumo energetico nel settore
edile, Vi proponiamo alcune riflessioni sull’argomento guardandolo dal punto
di vista della tecnica costruttiva degli ambienti abitativi. Spesso infatti
la progettazione non si è dimostrata attenta al risparmio energetico. In
questo articolo si chiariranno alcuni concetti in merito all’inefficienza
energetica delle costruzioni, all’isolamento e inerzia termica degli edifici. |
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L’inefficienza
energetica
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Ad introduzione dell’argomento isolamento termico ed
inerzia termica si ritiene opportuno citare testualmente alcuni concetti
esposti sull’argomento dall’arch. Giancarlo Allen, segretario
dell’Associazione Nazionale per l’Architettura Bioecologica. |
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“Gli edifici realizzati negli ultimi decenni, …, dal
punto di vista energetico sono stati e sono quanto di più inefficiente si
possa immaginare. Può essere utile a questo proposito citare solo alcuni
esempi tra i più eclatanti di questa inefficienza: |
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l’uso ormai generalizzato di costose e deperibili
strutture in cemento armato e la conseguente illusione di razionalizzare e
semplificare i sistemi costruttivi attraverso la smaterializzazione delle
componenti edilizie (pareti sempre più leggere e inconsistenti) ha
determinato in realtà inattesi problemi di ponti termici e di enormi
dispersioni di calore; |
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la tendenza ad aumentare, oltre ogni logica di
corretto miglioramento igienico, le superfici vetrate degli edifici, nate
come un emblema del moderno in architettura, fino a trasformarle in una sorta
di elemento di una nuova monumentalità urbana, ha determinato, a fronte di
esigenze ormai puramente formali, forti problemi di dispersione termica
invernale ed altrettanto forti problemi di surriscaldamento estivo degli
edifici; |
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la totale indifferenza per una corretta
esposizione degli edifici al sole ha portato a ritenere sempre più
ininfluente l’opportunità di utilizzare l’illuminazione naturale nei luoghi
per abitare e in quelli di lavoro, determinando forti problemi di salubrità e
di incremento dei consumi energetici. |
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Presunte innovazioni tecnologiche e funzionali hanno
quindi generato, insieme ad altri e non meno preoccupanti problemi, la sempre
più forte dipendenza da complessi sistemi di riscaldamento, climatizzazione e
trattamento artificiale dell’aria interna, un ricorso sempre più massiccio
all’illuminazione artificiale, l’utilizzo invasivo di tecniche e materiali di
“isolamento” in larga parte prodotti dell’industria petrolchimica (e quindi
in possesso di una biografia assolutamente non ecocompatibile), ma
soprattutto una dipendenza crescente dal consumo di energia”. |
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Fig. 1 – Esempio di edificio con superfici vetrate. |
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L’isolamento
termico
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Si può dire senza timore di smentita che il problema
dell’isolamento termico degli edifici viene da sempre visto quasi
esclusivamente con riferimento all’isolamento dal freddo ed alla necessità di
garantire un adeguato riscaldamento degli ambienti interni nella stagione
invernale, a prescindere magari dai costi di riscaldamento. Non ci si
preoccupa minimamente invece del problema opposto, cioè di garantire anche un
buon comportamento dell’edificio nella stagione estiva. E così può succedere,
come sta succedendo, che il fabbisogno energetico per raffrescare gli edifici
superi il fabbisogno energetico richiesto per riscaldarli. |
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Quando si guarda all’isolamento termico di un componente
edilizio si va immancabilmente a valutare il parametro “K” (cioè la
trasmittanza termica unitaria) del componente. |
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Dal punto di vista tecnico la trasmittanza “K”,
individuata da molte normative europee anche con il simbolo “U”, rappresenta
il flusso di calore che, in condizioni di regime stazionario, passa
attraverso una parete, per m² di superficie e per una differenza di
temperatura di 1°C. |
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L’inerzia
termica
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In realtà nelle condizioni naturali la temperatura
dell’ambiente esterno varia durante la giornata, e questa variazione è spesso
più sensibile nella stagione estiva che in quella invernale. Di conseguenza è
errato, o quanto meno insufficiente, basare i ragionamenti in
materia di isolamento esclusivamente sulla trasmittanza K che, come detto,
parte dal presupposto di un teorico ma inesistente regime stazionario di
trasmissione del calore. |
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Esiste inoltre nella realtà un influsso, che può essere
più o meno significativo ma in genere tutt’altro che trascurabile, dovuto
all’insolazione. Questo può avere effetti positivi in termini di contributo
al risparmio energetico, riducendo il fabbisogno di energia per il
riscaldamento nella stagione invernale e quello di energia per il
raffrescamento nella stagione estiva, qualora le strutture disperdenti siano
state concepite in modo da essere caratterizzate da una buona “inerzia
termica”. |
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Una progettazione intelligente dovrebbe tenere dunque
conto dell’inerzia termica per sfruttare adeguatamente i benefici che essa
può portare in termini di benessere e comfort abitativo oltre che di
risparmio energetico. |
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L’inerzia termica è un concetto piuttosto complesso da
definire ed ancor più complesso da calcolare. In termini molto semplici
l’inerzia termica altro non è che l’effetto combinato dell’accumulo termico e
della resistenza termica della struttura. |
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L’inerzia termica è legata sia alla capacità di accumulo
del calore (e in questo senso alla massa frontale della parete) che alla
conduttività dei materiali (il cosiddetto l). Una certa “pesantezza” della parete unita ad una
ridotta conduttività termica costituiscono la migliore soluzione; in altre
parole non si deve eccedere né nel peso frontale trascurando la conduttività,
né al contrario ridurre eccessivamente la conduttività trascurando la massa. |
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L’inerzia termica agisce sia con un effetto di
smorzamento dell’ampiezza dell’onda termica esterna che con lo sfasamento
della stessa, cioè con il ritardo di tempo intercorrente tra l’impatto della
sopradetta onda termica sulla superficie esterna del muro ed il suo apparire,
con intensità smorzata, sulla faccia interna del muro stesso. |
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I benefici derivanti da questi due fenomeni sono
evidenti: |
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lo smorzamento suggerisce subito la possibilità di
ridurre il dimensionamento dell’impianto termico (ovvero di condizionamento
estivo) dell’abitazione; |
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lo sfasamento indica la collocazione temporale (cioè in
quali condizioni termiche ambientali si farà sentire) dell’apparire
all’interno dell’abitazione delle condizioni peggiori del clima naturale
esterno (minima temperatura notturna, d’inverno; massima insolazione,
d’estate). |
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È evidente che, ad esempio, se la massima punta termica
esterna estiva si farà sentire all’interno dell’abitazione quando la
temperatura ambientale sarà scesa a valori più moderati, essa sarà sopportata
molto più agevolmente. Lo stesso discorso vale per le punte minime delle
notti invernali. |
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Fig. 2 - Il concetto di inerzia termica. |
Dalla
caverna alla roulotte
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Estremizzando i concetti sopra esposti si può pensare ad
un esempio estremamente banale ma quanto mai concreto. Una caverna, con massa
delle pareti elevatissima è in grado di preservare al suo interno condizioni
di temperatura pressochè costanti nel tempo sia nelle stagioni calde che in
quelle fredde. In questo caso lo smorzamento delle variazioni climatiche
esterne è praticamente totale. |
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Una roulotte rappresenta l’esatto contrario. Essa ha una
massa delle pareti dell’involucro estremamente bassa ed al suo interno si
ripercuotono integralmente ed in tempo reale tutte le variazioni di
temperatura esterne. |
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Le chiese dell’epoca romanica e rinascimentale così come
i palazzi seicenteschi dei nostri centri storici rappresentano un ulteriore
esempio concreto del concetto di inerzia termica. Murature di grosso spessore
e di notevole massa in grado di smorzare e sfasare sensibilmente le
variazioni giornaliere della temperatura esterna. |
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La
normativa sul risparmio energetico
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Il concetto dell’influenza della massa ai fini del
contenimento dei consumi energetici non è nuovo nel panorama normativo
internazionale. In Italia, in particolare, la normativa attuale sul
contenimento dei consumi energetici (Legge 10 del 1991) è ancora priva di un
importante decreto attuativo (relativo all’art. 4, comma 2 della Legge) che
nella sua bozza prevede tra l’altro quanto di seguito riportato. |
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Art. 2:
…“… tecniche per il controllo del surriscaldamento estivo attraverso la
protezione dall’irraggiamento solare diretto con elementi fissi o mobili
esterni, la ventilazione trasversale, l’inerzia termica, od altri sistemi di
raffreddamento naturale; …” |
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Art. 5:
…”…Al fine di tenere conto degli effetti di inerzia termica delle superfici
disperdenti degli edifici i valori della trasmittanza U di dette superfici
(ovvero della quantità di calore trasmessa dall’interno all’esterno, in
regime stazionario, per unità di area, di tempo e di differenza di temperatura)
sono convenzionalmente corretti in base ai valori del coefficiente Cm
riportati nella tabella 2 in funzione della massa della superficie per unità
di area frontale M … e della zona climatica. |
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Tabella
2 - Valori del coefficiente Cm. |
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Per
valori di M intermedi si effettua l’interpolazione lineare. …” |
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L’applicazione di questo metodo (di facile ed
immediato impiego) comporterebbe in pratica quanto segue: si consideri, per
esempio, una parete in laterizio alleggerito di spessore pari a 35 cm,
intonacata su entrambe le facce, avente una massa frontale (peso a m2)
pari a: |
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M = 350 kg/m2 |
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ed una trasmittanza K (oppure U
per uniformità con la simbologia della bozza di decreto in questione) pari a: |
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U = 0.67 W/m2°C |
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se la suddetta parete venisse realizzata in zona
climatica E (per esempio in pianura padana), il valore di trasmittanza da
utilizzare nella verifica dei Cd, corretto per tenere conto degli effetti di
inerzia termica indotti dalla massa delle pareti, risulterebbe il seguente: |
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UCd = 0.67 x 0.86
= 0.57 W/m2°C |
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Esistono infine diversi provvedimenti legislativi su base
regionale o locale che hanno lo scopo di incentivare l’adozione di soluzioni
costruttive che prevedano l’impiego di strutture verticali ed orizzontali
dotate di adeguato spessore al fine di migliorare i livelli di inerzia
termica. |
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I
fattori E ed F
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Senza addentrarsi in complesse formulazioni matematiche,
si può dire che esistono due parametri che consentono di “valutare” l’inerzia
termica di una struttura: i fattori E ed F. |
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Essi (entrambi espressi in modulo e fase) sono
indispensabili per stimare le dispersioni termiche in regime variabile
periodico stabilizzato e costituiscono un importante elemento di giudizio
sulle reali prestazioni termiche complessive della parete. |
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Il fattore
E, in modulo, rappresenta il rapporto tra la variazione di temperatura
esterna e la variazione di temperatura interna, quando all’interno non venga
somministrato calore. In tal senso esso può essere assunto come “indice di
benessere termico”. Il fattore E, in fase, indica di quante ore è sfasato il
massimo di temperatura interna rispetto a quella esterna, cioè il ritardo con
cui una variazione di temperatura esterna si trasmette all’interno. Maggiore
sarà il valore di E e migliore sarà il comportamento termico della parete. |
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Il fattore
F, in modulo, rappresenta il rapporto tra la variazione di temperatura
esterna ed il flusso che è necessario somministrare all’interno per mantenere
costante la temperatura interna. In tal senso esso può essere assunto come
“indice delle dispersioni termiche” (o, meglio, dei consumi). Maggiore sarà
il valore di F e migliore sarà il rendimento dell’impianto di riscaldamento
(o di raffrescamento nel periodo estivo) e quindi minore il consumo di
energia. |
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Fig. 3 –
Esempio di edificio costruito in muratura. |
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